Attenzione, non è un piatto maleducato!

Potrebbe quasi sembrare una parola volgare, ma in realtà la cassopipa è uno dei piatti più antichi della tradizione culinaria di Chioggia.

La parola casso sta per il tegame di coccio che si usa per cucinare, pippa viene dal verbo “pippare” e rappresenta il bollore lento proprio dei sughi sul fuoco, quelli che si lasciano cuocere ore ed ore.

La cassariola era di uso comune e si trovava in tutte le case, spesso appoggiata in un angolo della cucina economica a “pippare”.

Ed in effetti la cassopipa, conosciuta anche come il sugo dei pescatori di Chioggia, è un condimento in cui i pescatori riversavano tutto quello che trovavano in mare, molluschi cozze, vongole, fasolari, cappelunghe. Le cuocevano tutto il giorno sulla stufa di casa o dentro i bragossi, barche tipiche venete, al rientro della nottata lavorativa, con varie spezie che era facile trovare a Venezia, su tutte la cipolla e il pepe.

La cassopipa, dunque, è un piatto povero della tradizione ma a differenza, ad esempio, del boreto a la graisana, il brodetto alla gradese (piatto tipico di Grado), altrettanto parco e antico, non è un piatto che si incontra frequentemente nei ristoranti veneti.

Il brodetto di Grado e la cassopipa di Chioggia sono simboli  di una vita e di  città tradizionalmente legate al mare e alla pesca: pietanze uniche per la semplicità degli ingredienti e della preparazione, creata dai pescatori della laguna. Le sue origini di entrambe le ricette sono remote e risalgono certamente a prima della scoperta dell’America poiché, a differenza dei brodetti che si preparano in altri paesi d’Italia, sia la cassopipa che il brodeto si preparano senza pomodoro.

I bigoli in cassopipa alle Do Spade

Per preparare il sugo servono tutte le varietà possibili di molluschi, quindi immaginate di andare al mercato e fare razzia di peoci, vongole, garusoli, caparossoli, cappe lunghe, telline e anche due polipetti o due calamaretti nostrani.

Su una pentola di coccio preparate un abbondante soffritto con cipolla e aggiungete il pesce tagliato a pezzetti amalgamando il tutto, avendo prima sbollentato e fatto aprire le cappe, quindi sgusciate e unite al resto del pesce. Bagnate con 2 bicchieri di vino bianco, sempre mescolando energicamente.

A questo punto aggiungete l’acqua di cottura delle cappe (ricordate di conservarla) abbassate al minimo la fiamma e lasciate “pippare” il sugo che alla fine deve risultare denso.

Condire gli spaghetti – meglio bigoi – su una padella e un filo d’olio.

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