La festa del Redentore

Nel 1575 l’Italia fu investita da una tremenda epidemia di peste che a Venezia perdurò per due anni facendo cinquantamila vittime. Se osservate le architetture veneziane e il tessuto urbano che determinano, una cosa salta inconfutabilmente all’occhio: i Veneziani sono un Popolo fortemente religioso. Il redentore, la chiesa che sorge alla Giudecca ad opera di Andrea Palladio e la festa relativa rappresentano la magnificente riconoscenza di un popolo ad un voto religioso, che perdura da secoli con immutato coinvolgimento.

La festa del Redentor riunisce famiglie intere del popolo, della nobiltà, gruppi di amici e oggi molti turisti e foresti.

Si svolge sempre la notte del sabato (il terzo di luglio) in un’atmosfera di allegria e condivisione tutti appostati per tempo o lottando a caro prezzo pur di esserci lungo le rive della Giudecca, delle Zatttere, di Riva degli Schiavoni e ovviamente da veneziani a bordo della propria imbarcazione. Tutti insieme sotto lo stesso cielo con il naso all’insù sull’inimitabile palcoscenico del Bacino di San Marco, dove i giochi di luce e di riflessi dei fuochi d’artificio attesi sempre mezz’ora prima della mezzanotte tracciano un caleidoscopio di colori che si staglia dietro le guglie, le cupole e i campanili della città rendendola ancora più unica.

Il canale della Giudecca è pieno di barche di ogni tipo, addobbate con frasche, fronde, e i classici “baloni del Redentor”, luci molto pittoresche e kitsch, costruite con lanterne di carta colorata e illuminate da un lumino, e imbandite con tavole rustiche.

Ovunque vi troviate se vi guardate intorno noterete che la tradizione della festa parla anche attraverso i piatti che tutti mangiano accompagnati da abbondante vino per ingannare l’attesa prima dei “foghi”.

Angurie, riso freddo, fagioli e cipolla, “bovoleti con agio e ogio” (lumachine condite con aglio e olio), e vino. Poi si aspetta il chiaro della luna per consumare i due piatti più tipici: sarde in saor, e l’anara col pien, prima dei fuochi.

Noi vi consigliamo di preparare e consumare in grande quantità, la sera del redentore e almeno una volta se venite a Venezia i “bovoleti con agio e ogio” la ricetta è semplicissima tanto che potete esportarla nelle vostre cucine.

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